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L’Armadio Pieno e il Giorno in cui “Non Funzionava Niente” (e come una vecchia gonna mi ha salvata)

Devo confessarlo: stamattina è stata una di quelle mattine. Proprio io, la tua consulente d’immagine, colei che insegna l’espressione personale e la comunicazione visiva, mi sono ritrovata impantanata davanti all’armadio.

Ho provato i miei look soliti. Niente. Ho cercato di razionalizzare. Zero. La pila di vestiti sul letto cresceva, il tempo stringeva e quella voce critica nella testa alzava il volume: “Ma come, è il tuo lavoro e non sai cosa mettere?”

Di solito, in questi momenti di panico, scatta la trappola: usciamo di casa con la prima cosa che capita. Lo facciamo per sfinimento. Ci copriamo, ma non ci vestiamo. E il risultato lo conosciamo bene: usciamo, ma ci portiamo dietro per tutto il giorno quella sensazione fastidiosa di non essere a nostro agio, di essere “scollate” da noi stesse, invisibili o sbagliate.

Il mio “rifugio” nei pantaloni: La verità è indipendente dal corpo

Ti racconto questo perché ultimamente mi sono resa conto di aver vissuto un periodo “da pantaloni”. Indosso solo ed esclusivamente pantaloni. E la cosa curiosa, che da tecnica so bene, è che non sono nemmeno il capo che valorizza di più la mia fisicità. Eppure, ne avevo bisogno.

E qui sta il punto cruciale: questa crisi non ha nulla a che vedere con il mio essere curvy, o con i difetti, veri o presunti, che tutte tendiamo a ingrandire davanti allo specchio. La confusione è totalmente indipendente dalla forma del corpo. Riguarda la relazione tra la mia mente e l’immagine che proietto, non la taglia che indosso.

Ero in cerca di protezione, di una corazza, e i pantaloni sono stati il mio rifugio. Mi ero adagiata in quella zona di comfort che però, stamattina, è diventata improvvisamente stretta. Non mi piacevo più lì dentro. Quel malessere interiore, quella confusione che non sapevo nominare, ha deciso che i pantaloni non bastavano più.

La svolta “maleducata”

E poi, in mezzo al caos di quella pila di vestiti scartati, è spuntata lei. Una gonna corta. A fiori.

È un capo che ha almeno dieci anni. Un pezzo di storia del mio armadio che non consideravo da tempo. L’ho infilata quasi per sfida, senza pensarci. E improvvisamente… reazione.

Non ero più la donna nascosta nei pantaloni “tattici”. Quella gonnellina ha tirato fuori qualcosa di inaspettato. Mi sono sentita subito diversa: più viva, più presente. Oserei dire che mi sono sentita quasi “maleducata”. Sì, maleducata nel senso più bello del termine: irriverente, sfacciata, pronta a rompere quello schema di grigiore e dovere in cui mi ero incastrata. Quella gonna ha urlato quello che io non riuscivo a dire a parole.

E la Protezione finale? Un Cappotto Anni ’80 con Cintura, Occhiali e Rossetto Rosso

La gonna a fiori mi aveva dato la scintilla, quel brivido di irriverenza e leggerezza di cui avevo bisogno. Ma per affrontare davvero la giornata, avevo ancora bisogno di un porto sicuro.

E lì è intervenuto il pezzo di chiusura e della mia ritrovata armonia: un cappotto vintage nero anni ’80, molto oversize. Per me, il nero è sempre simbolo di eleganza, e in quel momento desideravo sentire quella dignità addosso. L’ho indossato per la sensazione di protezione che mi ha dato – era grande, avvolgente, quasi una coperta contro il mondo. Per evitare che l’eccessiva oversize schiacciasse la mia fisicità curvy, ho indossato in vita con una cintura alternativa nera.

Ma non mi sono fermata qui. Ho trovato il coraggio di esagerare con gli accessori: ho infilato una sciarpa rossa e ho tirato fuori il mio rossetto rosso. Questi due tocchi di colore non erano un obbligo, ma un’iniezione di energia pura.

Infine, ho preso i miei occhiali da sole neri, molto grandi. Li adoro per lo stile, ma in quel momento erano il mio scudo. Nascondermi un po’, mettere una barriera tra me e gli sguardi altrui, anche quelli indiscreti, mentre mi riappropriavo di me stessa.

Con questa combinazione, la femminilità inattesa della gonna, la protezione oversize e l’energia del rosso, mi sono sentita di nuovo una donna completa. Gli accessori mi hanno dato il coraggio e l’energia cinetica necessaria per essere finalmente “maleducata” e sfacciata, proprio come la mia gonna a fiori.

Cosa ci insegna questo?

Che il “non ho niente da mettere” è una bugia. L’armadio è pieno. È la nostra anima che a volte è troppo piena di confusione per scegliere.

  1. L’abito è un barometro: Se ti ostini a indossare cose che non ti valorizzano, chiediti di cosa hai paura o di cosa hai bisogno in quel momento. Non è il tuo corpo che ha un difetto, è la tua emozione che cerca spazio.
  2. A volte serve uno shock: Quando sei bloccata, non cercare la perfezione, cerca l’emozione. Cerca il capo “maleducato”, quello vecchio di dieci anni che ti ricorda chi eri e chi puoi ancora essere.
  3. Non uscire se non ti “senti”: Piuttosto fai tardi di cinque minuti. Ma non uscire di casa sentendoti sconfitta dal tuo stesso guardaroba.

Oggi una vecchia gonna a fiori ha curato la mia confusione meglio di qualsiasi ragionamento logico. Ha rimesso in asse la mia immagine con la mia voglia di tornare a fiorire, anche in modo imperfetto, anche in modo sfacciato.

E tu? Qual è il capo “maleducato” sepolto nel tuo armadio che sta aspettando di svegliarti da un periodo “no”?

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